Avendo cominciato dalla cronaca locale nel lontano 2004, di battaglie dei cittadini contro le amministrazioni ne so qualcosa. Ma non mi ero mai trovato dall’altra parte della barricata: e devo ammettere che è un’esperienza forte, per il senso di impotenza che si prova.
In breve: il cantiere per la nuova sede della Rai in via Gattamelata continua, da un anno e mezzo, a creare enorme disturbo a chi vi abita davanti. Si è cominciato ad aprile 2025 con la demolizione di un padiglione di Fieramilanocity: lavorazioni che andavano procedevano sette giorni su sette senza alcun limite di orario, nonostante i limiti comunali esistano e siano chiari. La storia la trovate qui, compresa quella delle minacce delle maestranze a chi chiedeva il rispetto delle più elementari norme di tutela della salute pubblica.
Dopo parecchi mesi di mail, chiamate alla polizia, riunioni, e con alla mano una raccolta di settanta firme, siamo riusciti a ottenere il rispetto dei nostri diritti. Per qualche settimana.
La demolizione è finita, ma, dopo un periodo di rumore gestibile, si è ripreso a battere, questa volta per le fondamenta e “palificazioni”. Come prima: camion che arrivano alle sei di mattina, lavorazioni che cominciano poco dopo con martelli pneumatici, gru, macchinari per le fondamenta, svuotamento di cassoni di terra. La deroga di cui la Fondazione fiera Milano, committente del cantiere, pur è in possesso, parla delle sette e mezza come orario di inizio, ed è già molto. Che senso ha cominciare prima sulla pelle dei cittadici che abitano a venti metri di distanza e con questo cantiere avranno a che fare per tre anni?
Al riguardo, segnalo che del cronoprogramma dei lavori (che dovrebbe essere esposto in bella vista per dare certezza a noi che abitiamo di fronte su quando finirà l’incubo) non si vede traccia, nonostante la mia richiesta e la segnalazione alle autorità.
Ho – ovviamente – provato a scrivere alla Fondazione fiera Milano, alla presidente del municipio 8 Giulia Pelucchi (Pd) e alla polizia locale. La risposta della Fondazione è stata ridicola: negare che i mezzi fossero loro. Ma io e i vicini abbiamo i video.
Pelucchi e polizia locale, dal canto loro, non hanno dato segni di vita – possibile?
Dulcis in fundo, la Fondazione fiera Milano, invece di rispondere nel merito, mi ha mandato un invito a un concerto che si terrà nei prossimi giorni. Forse immaginano che la musica serva a coprire i rumori del cantiere. Peccato che i musicisti, a differenza di camion e macchinari, non attacchino alle sei e mezza del mattino.
Qui il link ai video del cantiere.