Nei mesi scorsi ho pubblicato su Repubblica un’inchiesta in quattro puntate su come la scienza climatica americana è finita nel mirino dell’amministrazione guidata da Donald Trump.
Scienziati – non solo statunitensi – mi hanno raccontato cosa è cambiato nell’ultimo anno. Un campionario che spazia dal taglio dei fondi alla ricerca sul clima all’uso dell’intelligenza artificiale per scovare gli articoli sgraditi e prendersela con chi li ha scritti. Con esiti a volte comici: non passa la censura neanche la parola biodiversity. Il motivo? Semplice: l’altra diversity, quella che si accompagna a inclusion, è tra i bersagli principali delle politiche della Casa Bianca, e la macchina non fa distinzioni.
Chiacchierando, sono emersi aspetti interessanti_: sull’inclusione, per esempio, controcorrente è la riflessione di Annalisa Braccco, una scienziata italiana da poco rientrata dagli Usa, che si chiede se negli anni scorsi non si si sia privilegiata l’appartenenza a una minoranza rispetto alla competenza scientifica di docenti e ricercatori. Una prospettiva scomoda, e poco considerata, ma che esiste. Anche a sinistra.
L’aria irrespirabile Oltreoceano ha spinto molti nativi a trasferirsi all’estero. Ma c’è anche chi, straniero, vorrebbe restare negli Usa e si vede la strada sbarrata: come una ricercatrice che ha accettato di raccontarsi solo per spirito di servizio nei confronti della comunità dei colleghi, ed esclusivamente sotto garanzia di anonimato: non sono pochi, racconta, quelli che si sono visti respingere alla frontiera in questi mesi. E addio carriera negli States.
Vorrei sottolineare con chi legge il coraggio di chi ha scelto di aprirsi con un giornalista che non conosceva in questi tempi tossici: quando ci si confida con la stampa su temi scottanti non si dorme quasi mai sereni. Ci si chiede se sia stata la scelta giusta, si rimugina sulle conseguenze, a volte si rimpiange la decisione.
La verità è che si compie un atto importante, e indispensabile alla democrazia. Un atto di cui, se un karma esiste, probabilmente si godranno i meriti. Ma che su questa Terra richiede fatica.
A qualche mese dalla pubblicazione, mi sono deciso a raccogliere i link a tutti gli articoli in un unico post a uso di chi fosse interessato al tema. Mi pare sia possibile utilizzarli come testimonianza, a futura memoria, di un’epoca in cui molto, forse troppo, sta cambiando, e troppo in fretta. Un’epoca che è ben lecito sperare di veder tramontare in fretta.
Buona lettura.
Gli scienziati del clima che stanno lasciando gli Usa (9 dicembre 2025)
La scienziata del clima: “Troppe intrusioni della politica, perciò sono venuta in Italia” (15 dicembre 2025)
La scienziata che sceglie l’anonimato: “Pericoloso criticare Trump” (18 dicembre 2025)
Le compagnie del tech e del fossile contro la scienza del clima (21 dicembre 2025)

