Paul Massey
esteri

Mafia, la vita dei boss UK. “A Manchester come i Casamonica”

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su Londra, Italia.

Nightclub, spaccio di droga, pizzo.  E poi rapporti con i politici, un gangster candidato a sindaco e un funerale con il quartiere schierato in strada a mostrare cordoglio. C’era persino un cocchio tirato da cavalli.  Non siamo nella Roma dei Casamonica o nella San Luca delle ‘ndrine, ma a Salford, Greater Manchester, UK.

C’era un tempo in cui si credeva che la mafia fosse un fenomeno culturale, legato all’italianità. Altre epoche. Anni di studi hanno mostrato che la storia è diversa. “La mafia si produce dove ricorrono le pre-condizioni – spiega Federico Varese, docente di Criminologia a Oxford e autore del volume “Vita di mafia” (Einaudi). Varese risponde dal suo ufficio; ha studiato sul campo la criminalità russa, giapponese e inglese, e la conclusione è chiara.  “Nessuno può dirsi immune. Nemmeno il Regno Unito della Brexit”, dove i nuovi boss sono autoctoni.

Salford, ad esempio. Una storia di depressione economica, un’aspettativa di vita che in alcuni quartieri è di 14 anni inferiore a quella di chi vive a pochi isolati di distanza. Poi il boom, con i locali notturni e la night economy. “C’è stato un momento in cui Manchester era al centro della scena rock mondiale, con band come i Joy Division, gli Oasis e non solo – ricorda il docente – . In quegli anni, i gruppi criminali hanno preso il controllo dei club piazzando i propri bouncer (buttafuori, ndr) alle porte delle discoteche”. Quando non ne hanno aperte di proprie. Tra i “bravi ragazzi” emerge Paul Massey, detto  “Mr. Big”,  che fonda una società – legale –  per fornire servizi di sicurezza. Nei registri appare come PMS, Private Management Security. “Ma tutti sanno che si tratta delle iniziali del proprietario”. E sanno anche che, tra le parole sicurezza e “protezione”, il passo è breve.

Il business si allarga a macchia d’olio, grazie all’assenza di normative di controllo sui bouncer, alla polizia che chiude un occhio e alla corruzione della politica. Fino alla consacrazione del 2012: Massey tenta la corsa e si candida a sindaco. Si piazza tra i primi, davanti a partiti dalla lunga tradizione. Il consenso nei “suoi” quartieri tocca percentuali bulgare. E, come da copione,  non mancano le intimidazioni.

COME UN PADRINO  – Dalle sue parti, Massey era adorato come un padrino: erano in molti a riporre fiducia in lui, che, come il personaggio di Mario Puzo, godeva del rispetto di tutta la comunità malavitosa dell’area.

Ma, tra appalti e racket, la torta è ricca e fa gola a molti. Si crea un clan di scissionisti che si inseguono per mezza Europa spingendosi, armi in pugno, fino a Dubai. In patria la violenza diventa rito: nella sola area della Greater Manchester, in dodici mesi tra il 2007 e il 2008, sono ben 146 le sparatorie per il controllo del territorio. Pare che Massey sia stato ucciso nel 2015 proprio mentre cercava di mediare per porre fine alle faide che da anni insanguinavano l’area. Evidentemente senza riuscirci.

Manchester non è un caso isolato “Fenomeni para-mafiosi sono presenti anche a Edimburgo e Glasgow”, rivela Varese, “fenomeni che sarebbe interessante studiare in una prospettiva comparata”.

MAFIA DA ESPORTAZIONE – Viene da chiedersi se nella capitale esista questo problema, magari sottotraccia, magari collegato ai nostri connazionali. “Pare di no. A Londra esiste una criminalità curda che ha un certo controllo del territorio in determinati quartieri; ma non esiste il substrato formato dalle gang giovanili di Manchester, sempre sottovalutate.  Probabilmente – aggiunge il professore – laddove  c’era terreno fertile, il boom economico ha permesso il salto di qualità e i gruppi si sono dotati di un’organizzazione via via più simile a quella delle mafie italiane”.

La domanda finale è obbligata. Negli Usa, ma anche a Duisburg, abbiamo esportato, per così dire, la nostra criminalità. Perché in UK non è accaduto? Varese è secco. ” La mafia non attecchisce se l’immigrazione è assorbita in maniera legale. Per dirla con una battuta, se uno lavora non fa il mafioso. Negli anni Cinquanta a Bedford ci fu una forte immigrazione italiana, proveniente tra l’altro da un’area ad alto rischio come il Napoletano. Tutti quelli che arrivarono trovarono un impiego nella locale fabbrica di mattoni, e il problema non si pose. Non è esatto dire che abbiano esportato la nostra criminalità:  in alcuni paesi nella UE ricorrevano le famose pre-condizioni che hanno concesso a gruppi criminali di espandersi con modalità diverse. In Germania il fenomeno è cominciato con il riciclaggio: ora, attraverso il radicamento territoriale,  sembra stia facendo il salto di qualità”. Una riflessione che, applicata all’Italia, pone  interrogativi sulla gestione dei flussi di questi anni.  Ma che – vista da Londra – riporta in primo piano la Brexit: con l’uscita dall’UE, in mancanza di accordi sul mandato di arresto europeo, il Regno Unito potrebbe diventare facile approdo per criminali in cerca di una nuova patria.

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