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5 motivi per cui la neutralità della Rete è una cosa seria

Questo articolo è stato pubblicato originariamente su StartupItalia!

 

Da lunedì la norma federale sulla net neutrality (la neutralità della rete) in vigore dal 2015 e voluta dall’amministrazione Obama non è più in vigore negli Stati Uniti. L’abrogazione da parte della Federal Communications Commission ha allarmato attivisti e opinione pubblica oltroceano. Con qualche ragione.

Il testo, in sostanza, andava a regolare il mercato che –  questo l’assunto – lasciato a se stesso avrebbe condotto al monopolio di pochi giganti in grado di dettare le condizioni: una sorta di monopolio de facto.

Ma la FCC, guidata dal presidente Ajit Pai, a dicembre ha votato a maggioranza per l’abrogazione. Impedisce l’innovazione, sostiene Pai. Dal suo punto di vista, non aveva senso stabilire un principio universale; è, piuttosto, preferibile intervenire sui singoli casi di fallimento del mercato.

I CINQUE PUNTI ESSENZIALI DELLA NET NEUTRALITY – Cosa cambierà per i cittadini USA? Probabilmente nulla, nell’immediato.

I singoli stati stanno provando a introdurre norme di tutela in 29 di essi, anche se l’iter non è concluso e in pochi casi si è arrivati all’adozione. Col sostegno dei democratici, molti enti locali proveranno a reintrodurre una regolamentazione.  Ma le grandi compagnie probabilmente aspetteranno che l’attenzione dei media cali per agire, e hanno senz’altro gli strumenti per farlo, che si tratti di mezzi economici o di possibilità di lobbying.

Se pensate di non saperne abbastanza, in 5 punti proviamo a riassumere perchè la neutralità della rete è importante. Per le startup, ma anche per voi.

  1. E’ quella che ha garantito lo sviluppo delle applicazioni che ci hanno cambiato la vita. Nonostante molte delle compagnie che si oppongono alla norma siano nate nel contesto di un “web libero” perché mancavano monopolisti (pensiamo ai social media, ma anche blog, strumenti di file sharing etc ), oggi il loro atteggiamento è mutato. Il problema è che le startup, che per dimensioni non sono in grado di competere con le big companies, potrebbero essere tagliate fuori dal mercato. In che modo? Vedi il punto 4.
  2. Nessuna discriminazione di contenuto (no blocking). Net neutrality significa che tutto ciò che è legale può stare in Rete allo stesso costo. Punto. Piaccia o non piaccia, non ci sono differenze. La regola è una, e vale per tutti. Nessuna app o contenuto poteva essere bloccato negli USA, fino a pochi giorni fa, se non da un giudice. E adesso? La musica potrebbe cambiare.
  3. Nessun rallentamento basato sul tipo di contenuto (no throttling). Anche qui parliamo, naturalmente, di contenuti legali. Non può esserci discriminazione basata sulla natura di siti e applicazioni; discriminazioni che, ovviamente, studiate in maniera strategica potrebbero distorcere il mercato e penalizzare la concorrenza. Si potrebbe, ad esempio, privilegiare alcune tipologie di servizi sulla base di fusioni o accordi strategici. Che i piccoli non hanno la forza di negoziare. Un esempio? L’acquisizione di Time Warner (che controlla Hbo e Cnn) da parte di At&t, secondo gestore wireless del paese. Un giudice federale è stato chiamato a decidere, dando via libera martedì.  Adesso, At&t potrebbe decidere di penalizzare i concorrenti in coda sulle affollate autostrade del web, sgomberando le corsie per sé.  Non solo: la sentenza potrebbe aprire la strada a operazioni simili tra colossi.
  4. Nessuna corsia preferenziale a pagamento (paid prioritization). E’ quello che temono molte startup. Vuoi andare veloce? Paga. In un settore, come l’e-commerce, dove un rallentamento di pochi secondi mina in maniera irrecuperabile l’usabilità, la velocità potrebbe diventare patrimonio esclusivo dei più grandi. I nomi? Provate a immaginarli.
  5. No ai pacchetti più costosi per usare certi programmi. Abolita la norma, una strategia di marketing potrebbe diventare quella di far pagare di più pacchetti che comprendono l’uso di certe applicazioni. Un po’ come avviene con la tv via cavo, avverte il New York Times. Vuoi usare Facebook e Twitter? Devi pagare per un’offerta speciale. Sembra fantascienza, ma meglio fermarsi a riflettere.ì

Infine una buona notizia: in Europa le cose stanno diversamente. Il quadro normativo tracciato dall’articolo 3 del Regolamento 2015/120 ci mette al riparo. Molte legislazioni nazionali hanno introdotto (o stanno introducendo) leggi anche più severe a tutela della neutralità della Rete. Può bastare a dormire sonni tranquilli? Per il momento, diremmo di si. Ma mai abbassare la guardia.

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TiSOStengo: la salute a portata di click

L’annuncio ufficiale non è  ancora stato dato,ma  TiSOStengo è online. In effetti, il portale è in rete da marzo, ma ha dovuto essere sottoposto a una fase di test necessaria per metterlo a punto. L’idea è innovativa: le funzioni di ricerca consentiranno di rintracciare le strutture sanitarie e assistenziali più vicine grazie alla geo-localizzazione. I professionisti potranno registrarsi sul sito e attrarre nuovi pazienti anche pubblicando interventi su tematiche mediche che ne dimostrino la competenza, mentre gli utenti potranno porre domande pubbliche ai medici (gratis) o inviare un messaggio privato (funzionalità su abbonamento).

tisostengo screenshot

Il motore che muove il sito è realizzato con le più recenti tecnologie ed è estremamente potente, mentre il layout è semplice. TiSOStengo nasce da un’idea di Vittorio Fontanesi, brianzolo di 34 anni con un passato in finanza come gestore di fondi per una delle più importanti realtà italiane. La sua esperienza familiare lo ha portato a essere il vero sostegno della sua famiglia nelle vicissitudini di salute che ha dovuto affrontare nel corso degli anni. Ora ha deciso di provare a metabolizzare il tempo passato tra le corsie degli ospedali e rilanciare, facendone un progetto che può essere di aiuto a molti. A me sembra un’idea, come direbbero gli inglesi, disruptive. E non perché ci lavoro. Nei prossimi giorni aprirà un blog che racconterà meglio tutti i passaggi. Intanto, se volete, potete dare un’occhiata al sito e alla testata di TiSOStengo. Buona lettura!

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Salvare il giornalismo o i giornali?

“Salvare il giornalismo o i giornali?”. La domanda arriva da Mario Tedeschini Lalli e segna la linea di confine tra il passato e un futuro che, ormai, è qui. Un eccellente approfondimento di Magzine affronta il tema del futuro della professione giornalistica nelle parole di sei esperti. Le risposte sono sfaccettate, ma convergono tutte su un punto: tecnologia. Continua a leggere

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Come distruggersi la reputazione online

Siamo in una civiltà molto più integrata, digitalmente parlando, di quello che ci piaccia pensare.

Chi per mestiere lavora anche lontanamente sul web non può permettersi di non conoscerne le dinamiche, o come direbbero i manuali, di non controllare le voci che lo riguardano nelle SERP di Google. Ma anche chi si occupa di altro dovrebbe stare attento a quello che pubblica. Blog, profili Facebook, account Twitter, Pinterest, Google Plus: qualunque  azione eseguita in Rete può vivere in eterno, e bisogna tenerne conto.

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