musica

Rolling Stones a Milano, il concerto della vita

Saltava, ballava e cantava, come un grillo, o forse come una rockstar. Mick Jagger ieri sera ha condotto i Rolling Stones in un concerto memorabile allo stadio di San Siro. Non tornavano a Milano dal 2006, in Italia dal 2017. E chi c’era non lo dimenticherà.

Biglietti esauriti in poche ore, tre mesi di attesa, poi settimana scorsa la notizia: Jagger ha il Covid. Riprogrammata la data di Amsterdam, cancellata Berna. Ma a Milano la band non ha voluto mancare.
Questo è il post di un blog, non il resoconto giornalistico di un concerto, che non sarei nemmeno in grado di fare. Sono le sensazioni di un fan, che faticava a credere di trovarsi di fronte la band con cui è cresciuto, quella che (praticamente, come ha scritto Andrea Laffranchi) nel curriculum può scrivere di avere inventato il rock n roll moderno.

Ascolti, ti pare un disco, meglio del disco, poi ti rendi conto che sono davvero lì, davanti a te. Che le mossette del cantante sono quelle che hai visto un milione di volte nei video, inconfondibili, uguali a quarant’anni fa, come se il tempo fosse un giocattolo che il frontman si è divertito a prendere a calci.

Di concerti ne ho visti parecchi, qualcuno anche a San Siro, e mai ho assistito a uno spettacolo del genere: un suono potente, puro, gli strumenti che si distinguevano uno per uno. Intonazione perfetta, la voce è inconfondibile, e anche la chitarra di Richards, con le sue accordature aperte, i sincopati, il suo suono sgranato.

Difficile raccontare che cosa ha rappresentato vederli da vicino per chi, come il sottoscritto, lega a queste canzoni una parte della propria esistenza. Quella più tormentata, disperazione e gioia sfrenata, pianti e amore, sigarette e whisky, sempre pensando a chi mai aveva saputo distillare queste emozioni ambivalenti in un disco, a che vita doveva avere, se fosse umano o meno.

Versioni lunghe, sudate, suono essenziale. La pulizia in ogni attimo. Non una nota più del necessario. Richards è un mago del soundcheck, e lo dimostra anche nel tremendo San Siro. Grandi maxischermi fanno il resto, aiutando anche chi è distante a godersi l’evento.

Si balla, si canta, si ride, qualcuno forse piange. E sì, scende difficile trattenere una lacrima quando, sulle note di Gimme Shelter, i monitor trasmettono le immagini di un’Ucraina distrutta dalle bombe.

Per quanto mi riguarda, è stato il concerto della vita. Il mondo si divide in chi li ha visti e chi no. E forse, davvero, bisognerebbe imparare da questi ottantenni che hanno litigato, ma sono rimasti assieme. Questioni di interesse, certo. Ma se sono ancora qui dopo sessant’anni di attività (che il tour celebra) anche perché hanno capito che nessuno di loro, da solo, valeva un quinto della band tutta assieme. L’abbraccio finale tra i tre membri storici è un gioiello, un inno alla vita. Un consiglio, se li amate: leggetevi l’autobiografia di Richards, “Life”. Scritta bene, ma, soprattutto, uno spaccato della vita della band onesto, crudo, e appassionato.

Standard

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...