cinema, musica

A star is born, Bradley Cooper fa centro al debutto come regista

A star in born, è nata una stella. Bradley Cooper sceglie questo soggetto per cimentarsi, per la prima volta, dietro alla macchina da presa. La versione originale è degli anni Trenta, un remake data 1954 e un secondo risale al 1976 (la parte femminile andò a Barbra Streisand). Ora è il turno dell’attore di Filadelfia.

La storia è quella di Jackson Maine, rocker maledetto e di successo, che incontra una cameriera, talento inespresso, voce e melodie da brividi ma ingaggi solo in bar di quart’ordine. I due si sfiorano di notte dopo un concerto. Lui la corteggia e la spinge a provarci sul serio con la musica; lei, inaspettatamente, ce la fa. Il film è il racconto dell’ascesa di Ally, interpretata da Lady Gaga, e del declino di Jack.

Avrebbe potuto essere una commedia sdolcinata, di quelle alla Jennifer Lopez. Invece Cooper, regista e attore protagonista, racconta il vissuto drammatico di un uomo schiavo dell’alcol, perennemente in lotta con i propri demoni, incapace di badare a se stesso. Un uomo che ha avuto tutto, ma vive affacciato su un abisso.

Film intenso, che emoziona, girato benissimo, con due attori protagonisti espressivi ed affiatati. Cooper è così bravo a recitare la parte del rocker maledetto che sembra nella vita non abbia fatto altro che bere, suonare e tirare coca. Lady Gaga dimostra di sapere recitare in maniera convincente. Fotografia alla Sorrentino – alcune scene sono di una delicatezza rara -, colonna sonora da urlo. Il contrasto tra l’artista con un’anima e quello da X Factor. Da vedere al cinema.

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Liga Rock Park: la recensione

Ottantamila persone, una “macchia” da 250 metri visibile anche dallo spazio con un satellite a infrarossi, un boato che si è sentito a Villasanta, Vedano, Lissone, Biassono, Lesmo, e insomma in tutta la Brianza. Dopo trecentosettanta giorni Luciano Ligabue è tornato sul palco, e lo ha fatto a Monza, all’Autodromo. Un’organizzazione perfetta per un live dal suono possente, acustica generosa grazie a casse alte venti metri e una scenografia laser con maxischermo che ha permesso di vedere e ascoltare anche a chi era più distante. Gente da Sassari, da Bologna, dal Sud Italia, ma anche tanti che al concerto sono venuti a piedi godendosi la passeggiata nel Parco che della città brianzola è il simbolo.

Era attesissimo il ritorno del rocker di Correggio, che apre lancinando l’aria con la chitarra di Libera nos a malo e ripercorre venticinque anni di carriera tra rock duro e ballate acustiche.

Il concerto dura tre ore, suonate con prepotenza, qualche momento di stanca in corrispondenza dei brani dei primi anni duemila, quando l’ispirazione era (temporaneamente) volata via. Ma da qualche tempo il cantautore emiliano ha ritrovato vis poetica e chitarre, virando verso un suono più potente e vissuto. Dieci anni di purgatorio  per uscirne rinato e con un sound nuovo di zecca, da vero animale del palcoscenico. La voce, quella c’è, e migliora con gli anni: mai una stecca, perfetto nell’intonazione, mai in affanno anche nei passaggi più veloci.

A fianco a lui il compagno di mille palcoscenici, Fede Poggipollini, e una band precisa e potente. Rullate di batteria mixate come tuoni, e lo schermo che accompagna il live interagendo con le canzoni. Tre pezzi dal nuovo album Made in Italy, concept dedicato a un uomo che riflette su un passato fatto di alti e bassi, ma non ha perso la voglia di vivere e godersi l’esistenza, come nella peccaminosa “Dottoressa”.

Il Parco di Monza potrà essere cornice di eventi di prestigio grazie alla capacità organizzativa mutuata dal Gran Premio. Il vialone che lo taglia in due, illuminato a giorno, si è riempito di ragazzi che si baciavano, mamme con figli e bandane annodate in testa, stremati ma felici per aver vissuto un evento unico. Esame superato per Ligabue. Nel tempio della velocità, il cronometro sembra essersi fermato a 30 anni fa.

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