cultura, milano

Milano saluta Dario Fo

Scroscia la pioggia, cappotti bagnati. I funerali sono eventi tristi. Ce ne sono di  baciati dalla sorte, con il cielo che accompagna le parole e infonde speranza. Non e’ il caso di Dario Fo. A Milano un ticchettio incessante puntella ombrelli e impermeabili.

Il seguito che ha accompagnato l’attore in vita, nascosto fino a ieri nelle case sotto i maglioni di inizio autunno, emerge come un fiume carsico.  Fo, semplicemente, non c’e’ piu’, e al cuore manca un pezzo. funerali-dario-fo

E’ il popolo di chi  conosce la fame, il dolore,  la fatica di vivere e non riesce a convincersi che le carte non siano truccate. Di chi la mattina si alza dal letto per i figli, piu’ che per se stesso. Di chi ha il fiato grosso per la rabbia di vivere in una societa’ sempre piu’ lontana dai bisogni primari, in cui la forbice tra chi ha troppo e chi non possiede nulla si allarga senza pieta’. Fo non ha mai perso la capacita’ di ascoltarne il lamento. La sua opera teatrale, come ha ricordato Carlo Petrini nella splendida orazione funebre, e’ inscindibile dalla politica, perche’ il suo teatro nasceva dalla vita. Quanto fosse importante per Milano si legge nelle lacrime che sciolgono il rimmel di signore attempate e ragazze ancora giovani. Si intuisce dalla strana assenza di fotografi da cellulare, normalmente attenti a immortalare ogni cosa.

Ci lascia un altro gigante. Ho assistito ai funerali di Umberto Eco, a febbraio. Per quanto la cultura del professore piemontese abbia significato per l’Italia e le migliaia di persone che si sono recate al Castello Sforzesco a salutarlo, Eco era un intellettuale d’accademia e d’osteria. A Fo, e lui sarebbe contento di sentirlo, dell’accademia non fregava niente. Era l’amico a cui e’ andata meglio, che non dimentica chi e’ rimasto indietro, quello che ti ascolta, non ti da’ consigli, ma spende un’ora – o una vita – per farti ridere e ricordarti che dietro alla maschera di un sorriso puo’ esserci il tuo stesso dolore. Una signora sotto la pioggia regge un ombrello.  C’e’ scritto “allegri”, un marchio come tanti. Rivoli d’acqua lo lambiscono, e scivolano a terra. Come a dire, anche il dolore passa.

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