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Salvare il giornalismo o i giornali?

“Salvare il giornalismo o i giornali?”. La domanda arriva da Mario Tedeschini Lalli e segna la linea di confine tra il passato e un futuro che, ormai, è qui. Un eccellente approfondimento di Magzine affronta il tema del futuro della professione giornalistica nelle parole di sei esperti. Le risposte sono sfaccettate, ma convergono tutte su un punto: tecnologia. I modelli a pagamento, i cosiddetti paywall,  sono per pochi (cioè chi produce informazione di qualità) ; gli altri dovranno accontentarsi di vendere notizie affiancando al mestiere tradizionale altre attività più legate al marketing. Interessante il paragone tra l’attività del giornalista e quella del musicista ( ormai si fanno i dischi per promuoversi, e i concerti per mantenersi). E ancora: specializzazione.  Oggi si sfidano le competenze del lettore, che ha a disposizione molte fonti e vuole leggere qualcosa di più di ciò che è in grado di trovare da solo. Cioe’ quasi tutto, almeno a livello superficiale. La sfida è andare oltre. Il punto, alla fine,  è che il giornalismo inteso come lo abbiamo immaginato guardando i grandi film non esiste più Lanciarsi in questo mondo significa rischiare in proprio; e se si vuole sopravvivere, la parola chiave è diversificare gli investimenti. Imparare il mestiere, e poi provare a rivenderselo nella maniera migliore.

Sembra facile, ma ovviamente non lo è. Le competenze richieste sono tante, ed è raro, per chi comincia, trovare qualcuno disposto a insegnare. Le redazioni sono sempre più spesso virtuali, non-luoghi dove il contatto umano si riduce al colloquio di assunzione. Si fa da soli, magari da casa, o da un ufficio in co-working.

C’e’ da dire che, a differenza di qualche anno fa, leggere il futuro sembra più semplice. Nel 2004, quando ho cominciato, eravamo all’inizio della transizione che avrebbe portato l’informazione online. I giornali di carta stavano morendo, ma nessuno riusciva a immaginare cosa sarebbe accaduto. Di internet non ci si fidava  e questo era certamente il problema maggiore per la raccolta pubblicitaria delle testate. Dieci anni dopo, la nebbia sta cominciando a schiarirsi.  Leggetevi il pezzo su Magzine, sicuramente  ne vale la pena. E poi, se volete, parliamone.

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