internet, tendenze

Gli online magazine del millennio

Navigando sul web, mi capita sempre più spesso di trovare siti veramente ben fatti (l’ultimo? Eccolo), sia dal punto di vista grafico che da quello dei contenuti. Ho le sensazione che, finalmente, l’informazione su internet sia arrivata all’inizio di quella che potremmo definire la fase di maturità.  Quando ho cominciato a lavorarci (era il 2005), le cose erano molto diverse. Venivo dalla carta stampata, ma mi era chiaro che ero arrivato tardi: in redazione c’era la fila di colleghi  di mezza età alla ricerca di un posto fisso e di una sistemazione, e il mio turno sarebbe venuto (ammesso che arrivasse) molto più avanti. Nel frattempo? Il niente. La solita gavetta fatta scrivendo due pezzi a settimana, senza vivere quella pressione che, poi, è la differenza tra un vero giornalista e chi, semplicemente, scribacchia.  Non importa si tratti di un mensile o di un quotidiano: se non sai farlo in fretta, non sei del mestiere. E questo si impara solo in redazione.

Insomma, mi serviva un posto dove fare pratica. Mi buttai sul web, prima con un blog, poi con un sito, assieme ad altri giovani. Si chiamava “GiraMi”, ed era in anticipo sui tempi, troppo.  Ricordo quando demmo tra i primi la notizia di una svolta sulla congestion charge, la soddisfazione di vedersi in cima a Google News. Poi, raccontavi di lavorare in un giornale online, e la gente ti guardava con compassione. Sostanzialmente, la percezione di affidabilità era pari a zero.

La gente, semplicemente, il web lo ignorava. Tutto qui.

Il problema, visto a posteriori, stava in questi termini: i giornalisti migliori, quelli di esperienza, stavano sul cartaceo. Non sapevano neanche cosa fosse un pc, abituati a macchine con autista e redazioni in cui la catena delle notizie comprendeva fotografi, grafici, impaginatori, correttori di bozze. I giovani, quelli che sapevano usare il web, non avevano abbastanza esperienza e capacità per fare giornali di qualità.In genere avevano tra i 20 e i 25 anni, e a quell’età possono non mancare gli strumenti tecnici e la cultura; ma mancano cose fondamentali: il buonsenso e l’esperienza, che ti porta a fare confronti e a valutare i fatti.

Undici anni dopo, nel 2016, quei giovani sono diventati uomini di mezza età. Qualcuno (molti) ha cambiato mestiere per disperazione, e ne ho visti diversi gettare via il talento senza scrivere più una riga. Altri si sono intestarditi, e ancora annaspano tra collaborazioni miserrime, convinti, come sono, che oggi si possa vivere solo di giornalismo.

Poi ci sono quelli come me, che hanno deciso di fare altre esperienze, magari si sono immaginati una vita diversa, per tornare sui propri passi, perché al cuor non si comanda (ma nel frattempo hanno girato un po’ il mondo, imparato a fare altro, e se ne sono appassionati, anche).

Risultato? Oggi quei trentacinquenni sono grafici, web designer, webmaster, videomaker, insomma, tutto quello che serve per mettere insieme un prodotto qualitativamente valido e, possibilmente, se non di successo, almeno di nicchia. Lavorano tutti sul web, e il web è chiaramente nei loro orizzonti: non più un ripiego, ma scelta nativa, per le possibilità che offre. In più, hanno l’esperienza per scrivere contenuti di qualità, scattare foto appaganti, produrre video significativi.

Oggi esiste una quantità di online magazine che offrono proposte eccezionali per valore di testo e grafica: le news di attualità è sempre meglio pagarle (opinione mia) ma, sulle nicchie, c’è veramente di che leggere. E tutto gratis.

Chissà cosa ci riserva il futuro. La carta resterà per i feticisti della pagina, ma il web sta arrivando a maturazione e le nuove tecnologie propongono sempre maggiore integrazione. Credo si possa dire, a questo punto, che abbiamo veramente svoltato.

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