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Apple contro l’FBI: in USA si gioca il futuro della privacy

Apple contro Fbi. Uno scontro tra titani che potrebbe rimodellare la vita digitale di centinaia di milioni di persone, tutti i possessori di prodotti targati con la mela.

In sostanza, i “federali” chiedono alla casa Cupertino di sbloccare l’I-phone dell’attentatore di San Bernardino. La corporation si oppone, e il rifiuto viene motivato da Tim Cook, CEO, con una lettera aperta ai clienti.

Sul piatto ci sono due diritti: la sicurezza dei dati personali di chi usa un i-Phone e la sicurezza collettiva. Stando ad Apple, non esiste una chiave per sbloccare l’iPhone: in condizioni normali, dopo tre tentativi sbagliati il telefono è fuori uso. Ma gli inquirenti pensano di trovare nel dispositivo dell’attentatore informazioni decisive e insistono per creare un passepartout da usare “una sola volta”.

Dalla California ribattono che se questo codice venisse creato, sarebbe impossibile garantire che non finisca nelle mani sbagliate. Milioni di utenti sarebbero esposti al rischio di perdere i propri dati sotto attacco hacker.

Serve un colpo di scena, ed eccolo qui. Il governo federale rispolvera una vecchia legge del 1789, nota come All writs Act , che consente a una corte di emettere “all writs necessary or appropriate in aid of their respective jurisdictions and agreeable to the usages and principles of law“.  Si lascia, insomma, a giudici la facoltà di ordinare anche quanto non previsto dalla legge, ovviamente in caso di necessità. La dottrina ritiene che la norma sia stata pensata per colmare i vuoti normativi e non per permettere alle corti di legiferare in vece del Parlamento, o, peggio, contro il suo volere.

Una distinzione che si applica bene a questa vicenda. Infatti, come sottolinea Forbes, il Congresso si è sempre rifiutato di promuovere una legge che imponesse a compagnie come la Apple di creare dei passepartout per i propri dispositivi. Il problema si porrebbe quindi in questi termini: non si può ottenere per decreto quello che non è concesso dalle leggi in vigore.

Bisogna rilevare che norme del genere sono previste in molti sistemi giuridici. La decretazione d’urgenza è presente anche in Italia limitatamente a casi eccezionali e deve essere convertita in legge entro termini precisi (la storia patria mostra che se ne è abusato, reiterando per anni norme nate per durare pochi mesi; ma questo, come tanti altri,  è un problema tipico del Belpaese).

Il problema non è tanto se questo strumento sia utilizzabile o meno in condizioni di emergenza non ancora normate, quanto se sia il caso di impiegarlo per regolamentare una questione così delicata come la sicurezza informatica: se, cioè, si può decidere in poche ore e sotto l’effetto emotivo di una strage come sarà il mondo dei prossimi anni.  Il precedente sarebbe vincolante: non dimentichiamo che negli Stati Uniti vige un sistema di common law, molto diverso da quello a cui siamo abituati. Si tratta, inoltre, del paese che storicamente ha più a cuore la difesa delle libertà del cittadino dalle intrusioni del governo. Se un giudice imponesse a Cupertino  in via eccezionale di violare il codice da essa stessa prodotto, il fatto potrebbe aprire la strada a centinaia di casi del genere, dalla truffa all’evasione fiscale (in effetti, pare sia già accaduto, ma il nome della società è stato omesso). Facile capire come la questione sia pruriginosa. Per non parlare del ritorno di immagine che una corporation che negli ultimi tempi è spesso accusata di essere “totalizzante” potrebbe avere dal rendersi paladina della libertà.

Se queste sono le motivazioni di Apple, dall’altra parte c’è la ragion di Stato, la tutela della sicurezza pubblica, la difesa contro i terroristi. Tutte argomentazioni estremamente convincenti, se si pensa che una parte di mondo si sente in guerra con l’Occidente, e pronta a colpirlo ovunque e con ogni mezzo.

Al di là delle posizioni, battaglie come queste mostrano molto bene cosa significhi essere una grande democrazia, e quanto una questione di dottrina vecchia di più di duecento anni possa balzare fuori dalle pagine polverose dei tomi da biblioteca per condizionare le vite dei cittadini del Nuovo Millennio. Mostra più di tante parole come l’architrave della società come la conosciamo sia nei principi racchiusi in poche norme fondamentali, a cui tutto l’ordinamento si conforma. E mostra come, a volte, sia necessario compiere scelte dolorose  e dal significato non immediatamente chiaro ai più per mantenere la libertà che caratterizza il mondo occidentale. Devo ammettere che dibattiti del genere non cessano di lasciarmi ammirato.

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