politica

Bedori e il bello della politica

Come tutti, ho assistito alla breve parabola di Patrizia Bedori. Candidata milanese del Movimento 5 stelle, designata  a novembre tramite le Comunarie dove ha raccolto ben 75 voti (ma nel 2013, con la stessa cifra si finiva in Senato), si è ritirata nei giorni scorsi esausta per la pressione dei media. “Non è il mio mondo” ha commentato.

Devo dire che ho apprezzato la scelta. Avere il coraggio di fare un passo indietro e rinunciare a tanta visibilità non è da tutti. Resistere alla sirene velenose di chi ti spinge ad andare avanti non perché ti senta adeguato alla sfida, ma per principio, per “non darla vinta” ai cattivi di turno merita apprezzamento.

Bedori è stata brava, non ha colpe. Le ha invece ha il suo partito, che ha organizzato primarie risibili e non ne ha accettato il risultato, arrivando in pratica a sconfessarla. Pare che Casaleggio fosse tra i più ostili, ma democrazia è rispettare l’esito delle votazioni anche quando non ci piace. O almeno, così si dice.

Quello che mi fa specie è che siamo ancora ridotti a guardare l’aspetto fisico dei candidati – soprattutto delle candidate – invece del loro programma politico o del curriculum, come se Berlusconi fosse passato invano. Bedori non è probabilmente adatta a fare il sindaco perché non ha esperienza a sufficienza per governare una città come Milano, ma questo si poteva capire dall’inizio. Argomento difficilmente contestabile, di fronte a gente come Sala, che viene dal successo mondiale di Expo, o a manager di lungo corso, ancorché sconosciuti, come Stefano Parisi.

Ma se potevamo perdonarle di non aver amministrato, l’aspetto fisico, quello proprio no: non passa. E c’è poco da scherzare, ci siamo dentro tutti: ci sono studi psicologici in abbondanza a dimostrare quanto è più facile farci abbindolare da una bella faccia, che si tratti di voti o di salumi al supermercato.

Il fatto è che poi in Germania al governo ci va la Merkel, che ha un dottorato in chimica, due attributi maschili e un viso da matrona. Nel paese di Nicole Minetti, passata dagli studi televisivi a quelli dentistici  alla Regione Lombardia, in quello dove la lotta alla casta l’ha cominciata un comico e dove ai curriculum bisogna ancora allegare una fotografia, abbiamo poco da lamentarci.

 

 

 

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