coronavirus, salute

Le parole sono importanti: “Immuni” da cosa?

Personalmente non sono favorevole a scaricare Immuni, app di tracking. Tante le perplessità. A partire dal nome, o meglio dal naming, come si dice nel marketing. Disciplina della forma, più che della sostanza, intersecherà più volte i destini del progetto, come vedremo. Le parole sono importanti, direbbe Nanni Moretti. Innanzitutto, “Immuni” da che? Al momento, dell’argomento non si sa nulla: né se vi sia né quanto, eventualmente, duri l’immunità. Perché, allora, chiamarla così? In nessun paese ho visto questo tipo di scelta. Per chi non lo ricordasse : le “patenti di immunità” sono un’invenzione giornalistica. Non esistono.

In secondo luogo, le partnership. L’app è stata sviluppata da Bending Spoons, software house milanese nota per giochini come il Live quiz, che spopolava mesi fa. Poco male, è una delle prime realtà al mondo nel settore, e immagino abbia le capacità tecniche per farlo se è stata selezionata. Ma due mesi fa, all’inizio dell’operazione, si dava gran risalto al fatto che fosse realizzata in collaborazione con il Centro Medico Sant’Agostino, catena di centri diagnostici. Clamoroso autogol, dal momento che una delle perplessità principali riguardava la privacy, e la presenza di una società specializzata in quella che potremmo definire “sanità digitale” non rasserena. Forse mi sono perso qualcosa, ma dove è finito il Centro Medico? Sul sito di Immuni non ve n’è traccia. Ammetto, certo, che possa essermi sfuggito qualcosa. In tal caso mi scuso. Altrimenti, la domanda è :che fine hanno fatto? Si sono defilati da sé ? Sono stati estromessi?

Quale che sia la risposta, resta il fatto che il Comitato ha selezionato il progetto in presenza di un elemento del genere, che già di per sé mi pare invalidante. Due parole su Sant’Agostino: è la stessa catena che a inizio emergenza batteva il chiodo sui test sierologici su tutti i media disponibili (quelli che abboccavano, tra cui molti quotidiani nazionali e reti TV) tramite interviste con l’ad Luca Foresti, più presente di sulle testate di Speranza, che di mestiere fa il ministro della Salute. A marzo i sierologici, oltre che non validati da nessuno, erano completamente inutili, perché non trattasi di strumento diagnostico, come ben sanno i medici specialisti in materia. Fallito il pressing delle lobby dei test (almeno in Lombardia), ecco l’app : Foresti, uscito dalla porta di Milano, è rientrato dalla finestra del ministero a Roma. Così va il mondo.

Aggiungo il fatto che a lungo non furono resi noti i criteri di selezione. Altro elemento che non depone a favore della trasparenza, almeno di quella percepita, dal momento che le proposte presentate furono 200.

Infine, il concetto di tracciamento in sé: a me piace poco, ma questa è filosofia morale, ed è personale. Ma per convincermi bisogna fare molto meglio di così.

Insomma, una serie di scelte mi rendono pesantemente scettico. Voi che ne pensate?

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