politica

Marino e i naif in politica

La parabola di Ignazio Marino pare volta al termine. Il sindaco di Roma ha dato le dimissioni, dopo il forcing del suo partito (il Pd) e la minaccia di dieci assessori su dodici di rimettere il mandato. Epilogo peggiore non si sarebbe potuto immaginare. Marino cade per una storia di scontrini, pochi spicci rispetto a quanto probabilmente hanno rubato altri, ma sufficienti a metterlo alla gogna: sono i tempi ad essere cambiati.

Il suo essere “marziano” in una città come Roma corrotta fino al midollo dal ruolo di capitale aveva costituito la carta giusta per guadagnarsi l’elezione; ma col tempo è diventato un limite insuperabile. Il chirurgo passato alla politica sembra non rendersi conto di quello che sta accadendo intorno negli ultimi giorni, stritolato in un gioco più grande di lui, a cui pero’ aveva accettato di partecipare. Dalle vacanze ai Caraibi mentre i Casamonica celebravano il famoso funerale in stile hollywoodiano (non rientrò in Italia)  al ritorno a Philadelphia a fianco del Papa (non invitato, si  scoprirà, e a rivelarlo sarà proprio il Pontefice), per finire con le cene “di rappresentanza” che, sostengono le accuse, sarebbero state offerte a familiari.

Marino era la speranza che un homo novus potesse cambiare Roma. Quello che la sua vicenda insegna è che, purtroppo, forse non avere una storia politica può costituire un plus in città piccole, ma  non sempre lo è in posti come Roma, o Napoli  (elezioni nel 2016, si decide il dopo-De Magistris e non a caso c’è chi pensa a Bassolino), animali con più teste che per essere governati hanno bisogno di figure di uno spessore diverso. Milano forse, da questo punto di vista, è meno esposta: la dolce vita non si fa per strada, ma in privato. Magari in barca, come Fomigoni, e questo può risparmiare un sacco di guai.

Sono anni che mi domando se il politico debba essere un uomo incorruttibile e meglio ancora ignaro di certe logiche mondane, oppure uno che sappia come va il mondo, e che per qualche ragione profonda sia combattuto tra il cedere al “male” e il difendere il “bene”. Mi sono fatto l’idea che il migliore sia un uomo di frontiera, un soggetto scaltro dotato  ( o perseguitato) da un tormento interiore che lo tiene continuamente in tensione fra i due estremi. Per lui, gli strumenti della magistratura e della legge sembrano limitanti; perche’ se e’ vero che “dura lex sed lex” (Cicerone), come dicevo qualche giorno fa, il governo degli uomini implica la conoscenza delle umane passioni, della cattiveria e della mediocrita’ che albergavno nell’animo umano. Chi tiene assieme il conflitto delle volontà, rende possibile la convivenza di animali evoluti, ma sempre guidati dall’istinto come noi esseri umani siamo, non può essere cercato tra chi questo tormento non conosce.

Non lo nascondo, avevo creduto in Marino. Ci avevo sperato, nel suo essere naif. Avrei voluto che dimostrasse il contrario di quello che noi cinici, e osservando le cose del mondo lo si diventa quasi sempre, sosteniamo: che per  far funzionare le cose sia necessario essere dei maledetti bastardi, sporcarsi le mani con la feccia.

Marino non era così, e probabilmente non lo è neanche ora. Cade per qualche bottiglia di vino da 50 euro, roba che col suo stipendio da chirurgo di fama non avrebbe certo avuto problemi a permettersi, e per la vanita’ di aver voluto tornare in America da sindaco dell’Urbe e a fianco del Papa. Umano, troppo umano.

Mi chiedo se esista un criterio per selezionare una classe politica all’altezza. Dico la verità , ho più domande che risposte al momento.

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2 risposte a "Marino e i naif in politica"

    • “Forse il grillismo ed il populismo hanno avuto la forza di farci credere che finalmente l’umanità avesse regolato i conti con quelle contraddizioni di cui si sono occupati intere generazioni di filosofi, saggisti, scienziati della politica e sociolog”. Condivido in particolare questo passaggio. Grazie per la segnalazione.

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