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Direttiva Copyright: le ragioni per sostenerla

La direttiva sul diritto d’autore su cui oggi vota il Parlamento Europeo è stata osteggiata dalle principali piattaforme che ospitano contenuti (da Google a Facebook ). Persino Wikipedia ha deciso di “chiudere” per un giorno nel nostro paese dopo aver calato il sipario in Germania, Repubblica Ceca, Slovacchia e Danimarca.

Mi sembra una protesta perniciosa. Siamo appena usciti dalla preistoria della Rete, un luogo magico dove, all’inizio tutto era possibile, un po’ come nel Far West. Compreso guadagnare cifre favolose, con idee tutto sommato semplici. Agli albori si lasciava fare, un po’ perché non c’erano gli strumenti per controllare, un po’ perché ingabbiare le energie avrebbe bloccato la transizione digitale, che era in grado di cambiare il mondo e renderlo un posto migliore e più semplice dove vivere.

Chi scrive rimpiange spesso i vecchi tempi, quelli in cui si poteva uscire senza cellulare e le notizie non ci inseguivano martellandoci con notifiche e vibrazioni: ma non certo quelli in cui per conoscere la data di un appello all’università bisognava sobbarcarsi una mattinata di viaggio, per scoprire poi che il professore si era dimenticato di appendere il foglio con la data; o quelli in cui per fare un bonifico bisognava fare la fila in banca e sprecare mezza giornata.

Come sostenevano già i Greci, conosciamo il bene perché abbiamo sperimentato il male. Negli anni Novanta non eravamo in grado di apprezzare una serata di chiacchiere al tavolino di un bar proprio come oggi, esasperati dall’onnipresenza dei gingilli a transistor che ci appesantiscono tasche e borse, facciamo fatica a ricordare quanto era più complicato vivere prima.

Era ora di darsi delle regole, e l’Unione Europea – che non è l’America e per questo non vive nel mito della frontiera, ci sta provando. Come scrive Martina Pennisi sul Corriere la  direttiva sul copyright sarà una riforma perfettibile, ma è un passo in avanti nella direzione giusta: quella per cui il controllo del web (risorsa strategica) torna sempre più sotto l’ombrello della politica, e quindi della gente, e non resta nelle mani dei signori – sempre loro, e sempre cinici- dell’economia.

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