esteri, medio oriente, politica, reportage

Reportage / Tra Israele e West Bank

Dieci giorni tra Israele e West Bank possono essere utili a farsi un’idea più realistica del grado di complessità di queste terre tormentate. Difficile sintetizzare i punti di vista – spesso, ma non sempre, contrapposti – incontrati. Difficile anche scrollarsi di dosso il mal di testa e la voglia di chiudere gli occhi quando si torna a casa la sera dopo aver avvicinato il dolore di entrambi i popoli.

Molti di quanti abitano in Terrasanta non hanno mai varcato i confini dei due Stati (considero tale anche i Territori) , e sanno poco o nulla di cosa c’è dall’altra parte: fucili puntati, pistole, posti di blocco, fermate dell’autobus blindate, cancelli chiusi, passaporti, e code che possono diventare infinite, e fermano non solo il flusso umano, ma anche quello della conoscenza di un altro che, così, diventa alieno pur trovandosi solo a pochi chilometri di distanza.

Al cronista, invece, è concesso – con qualche difficoltà – di attraversare i confini; e dunque il suo ruolo è (dovrebbe essere) quello di provare a portare qualche elemento di oggettività in un dibattito sempre più polarizzato: anche perché quanto arriva all’estero sono quasi sempre le posizioni più estreme.

Personalmente, sono tornato da questo viaggio con più domande che risposte. E spero che la visione di questo documento ne ponga qualcuna anche al pubblico. Tra le poche certezze che mi porto dietro, il fatto che la contabilità dei morti e del dolore non serva più a nulla: troppe le vittime, troppe le madri in lacrime, troppa la violenza. E’ necessario tirare una linea. E c’è un altro punto: la pace dipende dai leader. La popolazione seguirà. Ma i governanti di oggi sono cinici guerrafondai, più attenti al proprio particulare interesse che a quello della propria gente. La popolazione è manipolabile, soprattutto nell’era dei social network, e, come ha detto qualcuno in un’intervista che ho letto di recente, un abitante di Bergamo ha visto più immagini di Gaza di un israeliano medio.

Condividerò qui molto di quello che ho visto, con i link a YouTube Instagram (dove ho caricato i video e le foto) e agli articoli. Buona lettura.

VIDEO

Reportage: il quadro generale tra Israele e West Bank. Una pace ancora lontana (guarda su YouTube)

La disperazione del Masafer Yatta, la terra di No other land (guarda su YouTube)

Minacce e abusi sulla popolazione del Masafer Yatta (guarda su YouTube)

Una serata coi ventenni del Masafer Yatta (guarda su YouTube)

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esteri, unione europea

Su Israele “l’UE rischia di perdere ogni credibilità”: lettera dei dipendenti a von der Leyen

Ottocentocinquanta dipendenti delle istituzioni europee (su circa trentaduemila) hanno firmato una lettera indirizzata a Ursula von der Leyen che ne critica il “sostegno incondizionato” a Israele. La notizia è stata riportata da Euractiv. Si tratta di un atto insolito, perché a Bruxelles il personale è abituato a girare tra dipartimenti e uffici nel corso di una carriera che resta ambita, ed è, pertanti, attento a costruirsi un percorso in grado di adattarsi agli inevitabili cambi di vento. Non questa volta.

“In particolare, siamo preoccupati dal supporto incoindizionato della Commissione europea che lei rappresenta per una delle due parti” si legge. “Noi, un gruppo di dipendenti della Commissione e altre istituzioni Ue, condanniamo solennemente su base personale l’attacco terroristico perpetrato da Hamas contro civili inermi […] Ma condanniamo ugualmente e con forza la reazione sproporzionata del governo israeliano contro i 2,3 milioni di civili  palestinesi intrappolati nella striscia di Gaza”. “Proprio per via di queste atrocità, siamo sorpresi dalla posizione presa dalla Commissione europea – e anche da altre istituzioni – che hanno promosso quella che sulla stampa è stata descritta come ‘cacofonia europea’ “. I firmatari si dichiarano preoccupati per “l’apparente indifferenza dimostrata nei giorni scorsi dall’istituzione nei confronti del massacro di civili a Gaza, in violazione dei diritti umani e delle leggi umanitarie internazionali”.

Nei giorni scorsi era arrivato il dietrofront della Commissione dopo che il commissario ungherese all’allargamento Oliver Varhely aveva annunciato che l’esecutivo di Bruxelles avrebbe tagliato “tutti gli aiuti” ai Palestinesi, generando la reazione delle altre entità politiche comuni – la posizione dell’Unione viene espressa dal Consiglio, cioè dagli Stati membri, e le sfumature sono parecchie. “Vi invitiamo con urgenza a invocare, assieme coi leader di tutti gli Stati [membri], un cessate il fuoco e la protezione della vita dei civili. Questo è il cuore dell’esistenza europea” hanno aggiunto i firmatari. “L’Europa rischia di perdere ogni credibilità”.

Sabato 22 ottobre un summit per la pace organizzato al Cairo si è concluso senza una dichiarazione finale: il blocco occidentale chiedeva di inserire nel testo solo un riferimento all’attacco di Hamas, senza menzionare i raid israeliani su Gaza. L’opposizione degli altri partecipanti ha portato il vertice a chiudersi con un nulla di fatto.

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