coronavirus, cronaca, milano, salute

Assieme al virus, ci toccano i soloni da social

Scrivo da Milano, pochi minuti dopo essere stato in Duomo. Poca gente, pochi turisti, ma non il deserto. C’è persino una musicista che suona, e il Bob Dylan di “the asnwer, my friend, is blowin’ in the wind” ci starebbe proprio bene, sotto al cielo grigio di oggi. Detta onestamente, mi sembra che in città la paura stia lentamente cedendo il passo alla consapevolezza che questo virus c’è, e ce lo dobbiamo “sciroppare” fino alla fine. Punto. Fortunatamente, pare, non è grave nella maggior parte delle situazioni.

Ristoranti e bar chiusi, palestre, cinema e musei anche, la Scala!, alcuni per ordinanza, altri per scelta. E’ vero: al capoluogo lombardo e a Lodi è toccato il poco gradevole compito di rallentare la diffusione del contagio, in maniera che non si propagasse troppo velocemente perché il sistema sanitario potesse reggerlo. Il nostro sistema sanitario, e quello di molte altre regioni in cui il virus può fare danni seri, dato che si trovano in emergenza perenne anche in tempi normali. Un compito che stiamo assolvendo bene, con qualche sacrificio, certo; ma forse, soprattutto, una lezione che ci ricorda come, tutto sommato, restiamo umani. E, anche nel 2020, basta un’influenza a mettere fuori gioco i nostri algoritmi.

Poi ci sono i soloni. Quelli che irridono chi ha paura (ma probabilmente non hanno genitori anziani o amici immunodepressi). O i cretini che dileggiano chi ha svuotato i supermarket, trattandoli da cafoni. Li tranquillizziamo: la situazione tornerà presto alla normalità. Ma molti di quelli che hanno fatto la spesa monstre temevano la quarantena, che è ancora (ripeto: ancora) la misura di elezione se si è entrati in contatto con persone infette e si sviluppano sintomi da contagio. Viene da pensare che, a differenza di questi idioti, intendessero rispettarla, se ammalati.

E ancora, quelli che sciorinano statistiche, per cui ne muoiono di più per l’influenza, l’alcol, gli incidenti che per il virus.

Anziani, malati di cancro, pazienti con patologie croniche. Il timore, i timori, sono per loro. Ma a certi eterni Peter Pan basta poco per divertirsi. Quindi rassegniamoci: assieme al virus, siamo costretti a “sciropparci” anche loro.

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