Dopo Naza, sono andato a vedere The Bibi Files (e lunedì ho i biglietti per Palestina 1936, mi dichiaro). Breve commento per chi non sapesse del documentario o fosse indeciso sul da farsi: vale la pena di andarci.
Se Naza mostra la brutalità dell’esercito, Bibi Files ripercorre i processi di Nethanyahu mostrando come il personaggio, nel proprio agire politico, sia condizionato dalle personalissime vicende familiari. Prima dalla morte del fratello (ucciso nella famosa operzione Entebbe in Uganda), poi dall’amore per la bella vita condiviso con la moglie Sara. I politici sono persone, non entità platoniche, e accade a tutti: ma quando la scappatoia dai processi è mantenere il Paese in uno stato di guerra continuo, il problema è più grosso.
Ho apprezzato il fatto che non ci sia alcun cedimento al complottismo (“il 7 ottobre l’hannno voluto loro”, “lo sapevano” et similia). Né alcuna diminuzione dell’impatto di quel tragico giorno su Israele e la sua gente.
C’è, però, ed è chiaramente spiegata, l’ascesa dei ministri “terroristi ebrei” Ben Gvir e Smotrich: la definizione non è mia, ma di un ex capo dello Shin bet, il servizio di sicurezza interno di Tel Aviv. Stiamo parlando di un uomo che non può essere sospettato di simpatie per i jihadisti, che ha condotto interrogatori con i metodi che si usano in Medio Oriente, e che ovviamente ne sa parecchio su tutti quelli che contano qualcosa in Israele. Se si è esposto in questo documentario che Nethanyahu sta cercando di bloccare prima delle elezioni, un motivo ci sarà.
La lista dei cinema dove si può vedere la recuperate facilmente. Dura un’ora e mezza, ed è investita bene. Detto questa, che nelle sale ci siano diverse opere che raccontano quello che sta succedendo lo ritengo un segnale positivo, in una congiuntura che non lascia spazio a facili ottimismi.