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L’Economist parla italiano: Agnelli sale al 43,4%

Sembrava impossibile. E invece è vero. La notizia più interessante di questi mesi è stata la scalata di Exor fino al 43,4% di The Economist. La holding della famiglia Agnelli, guidata da John Elkann, ha annunciato l’acquisto il 12 agosto. Il settimanale londinese è un punto di riferimento per l’informazione economica mondiale. Noto per lo stile chiaro e omogeneo, dovuto in buona parte all’assenza di firme alla fine degli articoli, si trova oggi a confrontarsi con la svolta digitale. Exor ha il controllo di una quota doppia rispetto a quella di una delle grandi famiglia del capitalismo mondiale, i Rotschild, fermi al 21%. E anche se non potrà esprimere la maggioranza del cda (ma un massimo di 6 consiglieri su 13), avrà un peso decisivo nelle scelte strategiche. economist berlusconi

La testata deve confrontarsi con un calo di vendite e la necessità della transizione al digitale. Una sfida che a Torino hanno già brillantemente raccolto con La Stampa, sempre in prima linea sul fronte delle nuove tecnologie.

A questo punto, non è vietato sognare. Anche, ad esempio, che alla testa del celebre magazine inglese possa esserci un direttore italiano. Personalmente, vedrei bene Mario Calabresi. Giovane, con esperienza internazionale, ha diretto uno dei quotidiani più prestigiosi d’Italia rendendolo un modello e restando sempre un passo avanti agli altri. Personalmente, amo le personalità che sanno spaziare, e sono abbastanza diffidente dei tecnici. Calabresi non ha un background economico, ma è senza dubbio in possesso delle qualità per costruirselo nel giro di un decennio.  E, soprattutto, sa fare i giornali. Speriamo sia lui il primo italiano a dirigere uno dei principali organi di informazione a livello mondiale.

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Salvare il giornalismo o i giornali?

“Salvare il giornalismo o i giornali?”. La domanda arriva da Mario Tedeschini Lalli e segna la linea di confine tra il passato e un futuro che, ormai, è qui. Un eccellente approfondimento di Magzine affronta il tema del futuro della professione giornalistica nelle parole di sei esperti. Le risposte sono sfaccettate, ma convergono tutte su un punto: tecnologia. Continua a leggere

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Corriere della Sera, restyling ben fatto

Corriere della Sera, un restyling ben fatto.  Un interessante articolo comparso su Formiche.net spiega meglio le ragioni del cambio di rotta del quotidiano milanese. A quanto scritto e spiegato da Giancarlo Salemi, aggiungo che il nuovo formato si dimostrerà più adatto alla raccolta pubblicitaria, con più pagine e quindi migliori possibilità di vendere posizioni “di pregio” (mezze pagine, soprattutto, e pagine intere).

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Tre mesi senza news online? Fatto

Quanto è affidabile ciò che si legge su Internet?  Poco, ormai è quasi un luogo comune.

Vi dico subito che lo spunto per questo post è nato da un piccolo esperimento che ho fatto nei mesi scorsi, per la verità abbastanza casualmente. In preda a una vera e propria crisi di rigetto da web, ho abbandonato le news online. All’inizio non è stato un fatto voluto, ma strada facendo ci ho preso gusto e ho cercato di allontanarmi quel tanto che mi consentisse di avere un punto di vista un po’ più distaccato. L’esperimento è durato tre mesi in tutto, e la conclusione si può riassumere così: la qualità, su Internet, non paga. Letteralmente. Vediamo perché.

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Se la prima pagina che scotta “sparisce” dal giornale

Vi segnalo questa brutta storia riportata da Giulio Cavalli.

Un’inchiesta lambisce il figlio di un senatore calabrese in predicato di entrare al Governo in quota Ncd, “L’ora della Calabria” vuole pubblicare tutto nel silenzio generale degli organi di stampa. Nella notte scattano le telefonate che “promettono” conseguenze.  Le solite conseguenze.

Di fronte al rifiuto di un coraggioso direttore, Antonio Regolo, di rinchiudere l’inchiesta in un cassetto, sono le rotative a fermarsi. “Guasto tecnico”, dicono. Il giornale non esce. Ma la storia filtra lo stesso.

Ogni commento è superfluo. Accade ancora nel 2014. Accade ancora  che in Calabria per fare i giornalisti sia necessario rischiare la vita. Dopo lo sfogo di Roberto Saviano, che ha rivelato al Paìs che “Gomorra gli ha rovinato l’esistenza, tutta la mia personale solidarietà anche a questo collega meno noto, e forse, proprio per questo, più fortunato.

Ecco il pezzo di Giulio Cavalli  sulla “prima pagina sparita” (cliccare qui). 

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Anna Masera (La Stampa): “Le 5 W? Oggi ci sono le 5 C”

Tra gli ospiti di  un interessante convegno sui media digitali organizzato da Millecanali, rivista storica del settore broadcast, c’era Anna Masera, social media editor de La Stampa e prima figura di questo tipo in un grande quotidiano.
Siamo riusciti a intercettarla: disponibile e cordiale, ci ha offerto il suo punto di vista sul giornalismo di oggi.

Due a mio avviso le considerazioni più interessanti: la prima è che  «i giornali non hanno più il monopolio dell’informazione:  la nuova regola  è “the reader is king”».

La seconda… beh, è rivolta ai giovani e ai colleghi che questo lavoro lo fanno già da qualche tempo. Buona visione, e perdonate la qualità del video ma è stato realizzato – come si dice in questi casi –  “al volo”.

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Barilla, ovvero buoni giornalisti e cattivi giornali

Partiti come semplici emanazioni del cartaceo (proponevano, cioè, gli stessi pezzi del quotidiano di carta), i siti dei maggiori quotidiani stanno sempre più assumendo vita propria, con la creazione di redazioni esclusivamente dedicate alla Rete che producono contenuti pensati esclusivamente per il web.  Fotogallery, attenzione smodata alla cronaca, video virali sono i nuovi mantra, oltre alle solite tre S (sesso sangue soldi) e agli incidenti stradali. Una selezione di notizie che a volte più che interpretare la realtà sembra ricalcarla, con uno stile di scrittura veloce e adatto per i motori di ricerca, che spesso però diventa approssimativo.

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