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Gli Usa, Lo Porto e la “distrazione di massa”

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La morte di Giovanni Lo Porto, il cooperante americano rapito dal Al – Qaeda e ucciso da un drone americano mi ha scosso. Non e’ la prima vittima italiana, ma la storia di questo ragazzo che, come Vittorio Arrigoni, probabilmente cercava di aiutare gli altri anche per aiutare se stesso, ha scavato un solco dentro di me.

Giovanni veniva da Palermo, quartiere Brancaccio: una zona difficile, come molte del capoluogo siciliano. Sequestrato nel 2012 dai terroristi, di lui si erano perse le tracce un anno dopo. La famiglia continuava a sperare, finche’ nei giorni scorsi una telefonata da Roma ha gettato la madre nella disperazione: signora, suo figlio e’ morto. “Come, quando?” sembra di sentirla. “E’ morto a gennaio nel corso di un bombardamento americano, ma il governo statunitense ce l’ha comunicato solo adesso, al termine di una serie di verifiche”. L’obiettivo erano i terroristi: in quella casa, secondo le informazioni dei servizi segreti, dovevano esserci solo loro. E invece c’erano anche Giuseppe e un anziano, anche lui ostaggio, ma con passaporto a stelle e strisce.

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app

Ciao Runner: la corsa diventa social con l’app italiana

Ne è passato di tempo dai primi anni 2000, quando un allora giovanissimo Mark Zuckerberg cominciò a immaginare Facebook,quello che sarebbe diventato il simbolo dei nostri giorni. Nello stesso periodo, in Italia, un altro Marco, che di cognome fa Frattini, si era laureato da poco in Odontoiatria. Nel tempo libero aveva imparato a fare il fonico. Suonava, anche: insomma, uno che si dava da fare.

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media

Salvare il giornalismo o i giornali?

“Salvare il giornalismo o i giornali?”. La domanda arriva da Mario Tedeschini Lalli e segna la linea di confine tra il passato e un futuro che, ormai, è qui. Un eccellente approfondimento di Magzine affronta il tema del futuro della professione giornalistica nelle parole di sei esperti. Le risposte sono sfaccettate, ma convergono tutte su un punto: tecnologia. Continua a leggere

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londra

La tube come stile di vita

Innanzitutto voglio scusarmi per l’assenza prolungata. Mancano anche gli accenti, spariti dalla tastiera da quando il mio Mac italiano ha deciso di piantarmi in asso al secondo giorno nella perfida Albione (tanto per cominciare col piede giusto). L’ho sostituito con 300 pounds investiti in uno scassone con tastiera UK, ma di quello ce ne faremo una ragione.

Si, sono da due mesi a Londra. Quello che volevo, quello che sognavo. Ma quanto … è dura.

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londra

London, eventually

Fra sei ore mi sveglio, fra dieci salirò su un aereo per Londra. Il mio sogno da adolescente, realizzato quindici anni dopo. Per necessità, più che per scelta, ma va bene lo stesso.

Parto con un groviglio di sensazioni. L’ultima volta che ho messo piede in Uk (1997) Hong Kong era ancora britannica, i cellulari li avevano solo i manager, le foto si facevano col rullino e Internet era una cosa da scienziati. 17 anni dopo, il mondo è molto diverso.

Di quell’esperienza, ricordo che mi cambiò la vita. E’ un po’ ciò che mi aspetto da questa: crescita, condivisione, slancio personale. E uno sguardo al futuro.

Perdonate la brevitas,, ma non ho davvero voglia, in fondo, di scrivere un post su quello che provo e sulle motivazioni che mi hanno indotto a lasciare l’Italia. Sono le stesse di tanti miei connazionali, non credo ci sia niente di speciale e non ho intenzione di aggiungere una goccia al mare delle lamentele. Preferisco tenere per me anche i sentimenti, gli sguardi e le parole che ho raccolto in questi giorni. Gli abbracci, i silenzi, i piccoli regali.
Dico solo che, nella vita, i capitoli si aprono e si chiudono. E ricominciare, rimettersi in gioco, ha sempre un fascino speciale.

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fotografia

Morte di una conversazione

Segnalo la gallery di un fotografo londinese, @babycakesromero. Il tema e’  fine della conversazione all’epoca degli smartphone. Insostituibili compagni di avventura dell’uomo moderno, multiformi strumenti figli degli anni Dieci, questi aggeggi possiedono un lato oscuro: quello di prosciugare ogni energia per le relazioni interpersonali. Quelle in cui ci si mette la faccia, per intenderci. Inutile fare i moralisti. Ci siamo dentro tutti, a partire da chi scrive.

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economia

Amazon in difficoltà: quando investire troppo è un rischio

Un’infografica del Wall Street Journal racconta il percorso di Amazon dal 2004 al 2014. Si tratta di un documento interessante e sorprendente per comprendere una delle più note internet companies.
Accanto a una crescita del fatturato e del prezzo delle azioni (rispettivamente del 1.245% e del 645% su base decennale), le spese di gestione sono aumentate del 2.488%: un dato che riflette l’investimento dell’azienda in data center, tecnologia, magazzini e in un ampliamento dei settori merceologici (non dimentichiamo che Amazon ha cominciato vendendo libri: ora distribuisce di tutto, e negli Usa è possibile acquistare persino prodotti freschi).

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media

Corriere della Sera, restyling ben fatto

Corriere della Sera, un restyling ben fatto.  Un interessante articolo comparso su Formiche.net spiega meglio le ragioni del cambio di rotta del quotidiano milanese. A quanto scritto e spiegato da Giancarlo Salemi, aggiungo che il nuovo formato si dimostrerà più adatto alla raccolta pubblicitaria, con più pagine e quindi migliori possibilità di vendere posizioni “di pregio” (mezze pagine, soprattutto, e pagine intere).

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cronaca, milano

La velocità che uccide chi non è pronto

Diffidate delle persone che sorridono sempre: a volte non hanno semplicemente altra scelta”.

Con queste parole si chiude la lettera di Pietro, 19enne milanese, che ha gettato la fidanzata dal settimo piano prima di lanciarsi nel vuoto.Pare avesse qualche problema di depressione, e che non si trattasse del primo tentativo di suicidio.

Una missiva scritta a mano, in stampatello, con le abbreviazioni tipiche degli adolescenti; una scrittura nervosa, storta, come quella di chi sta maneggiando un argomento troppo grande per lui; un epilogo lucido e metropolitanamente tragico per una storia d’amore finita.

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internet

Sparire dal web: Google e il diritto all’oblio

Fino a pochi anni fa, quando l’informazione era  solo cartacea, televisiva o radiofonica, ci pensava il tempo a sfumare i ricordi. Oggi le cose sono cambiate: tutto passa per la rete e le possibilità di archiviazione sono praticamente infinite. Sul web resta traccia di tutto.

Si chiama diritto all’oblio, e in sostanza significa poter  richiedere la rimozione  dal web dei contenuti che vi riguardano se ritenuti non aggiornati, non pertinenti o lesivi della dignità. Se ne è parlato in un recente convegno a Roma, alla presenza dei massimi vertici di Google, il motore di ricerca più noto del mondo. Non è un mistero che per molti si tratti ormai ormai della vera porta d’accesso al web. Il colosso di Mountain View è parso interessato alla questione, che sta cominciando a proporsi con insistenza nel dibattito pubblico.

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