Lo provi, e non riesci più a farne a meno. Blablacar, società fondata nel 2003 dal giovane Frédéric Mazzella, fresco di studi in fisica, è l’app del momento. L’idea arrivò a Natale, mentre il francese cercava un modo per raggiungere i genitori durante le vacanze: treni pieni a prezzi proibitivi, e macchine semivuote in autostrada. Perché non cercare di riempirle? Il resto è storia. Nacque il sito, che – azzardo una previsione – fra qualche tempo darà il nome a una generazione: la generazione Blablacar, come a suo tempo fece Ryanair. Continua a leggere
Author Archives: Anto
L’Economist parla italiano: Agnelli sale al 43,4%
Sembrava impossibile. E invece è vero. La notizia più interessante di questi mesi è stata la scalata di Exor fino al 43,4% di The Economist. La holding della famiglia Agnelli, guidata da John Elkann, ha annunciato l’acquisto il 12 agosto. Il settimanale londinese è un punto di riferimento per l’informazione economica mondiale. Noto per lo stile chiaro e omogeneo, dovuto in buona parte all’assenza di firme alla fine degli articoli, si trova oggi a confrontarsi con la svolta digitale. Exor ha il controllo di una quota doppia rispetto a quella di una delle grandi famiglia del capitalismo mondiale, i Rotschild, fermi al 21%. E anche se non potrà esprimere la maggioranza del cda (ma un massimo di 6 consiglieri su 13), avrà un peso decisivo nelle scelte strategiche. 
La testata deve confrontarsi con un calo di vendite e la necessità della transizione al digitale. Una sfida che a Torino hanno già brillantemente raccolto con La Stampa, sempre in prima linea sul fronte delle nuove tecnologie.
A questo punto, non è vietato sognare. Anche, ad esempio, che alla testa del celebre magazine inglese possa esserci un direttore italiano. Personalmente, vedrei bene Mario Calabresi. Giovane, con esperienza internazionale, ha diretto uno dei quotidiani più prestigiosi d’Italia rendendolo un modello e restando sempre un passo avanti agli altri. Personalmente, amo le personalità che sanno spaziare, e sono abbastanza diffidente dei tecnici. Calabresi non ha un background economico, ma è senza dubbio in possesso delle qualità per costruirselo nel giro di un decennio. E, soprattutto, sa fare i giornali. Speriamo sia lui il primo italiano a dirigere uno dei principali organi di informazione a livello mondiale.
British elections: are polls still reliable?
“(…) if these recent elections are any indication, the polling industry might be stuck in limbo: telephone polls are increasingly unreliable and too expensive, while Internet polling isn’t yet able to replace truly random surveys”.
At the following link you can find a deeply interesting article from Politico.com about the changes (and the challenges) introduced by technology into polling. The issue has become current after the unexpected victory of the Conservatives in the British general elections last Thursday. Actually, nobody predicted such a majority. Have a nice weekend.
Parte Expo, prime impressioni
Milano ce l’ha fatta. Expo 2015 è partito venerdì primo maggio. Certo, sullo sfondo restano criminalità organizzata, corruzione e la solita dose di “creatività” italiana (che all’estero chiamerebbero improvvisazione o disorganizzazione). Resta anche il problema di cosa accadrà quando l’esposizione sarà finita. Ma, nonostante tutto, l’impressione è che valga la pena di visitarla. Sono stato all’inaugurazione, e questo è il pezzo che ho scritto per Londra, Italia (clicca). Buona lettura.
Gli Usa, Lo Porto e la “distrazione di massa”
La morte di Giovanni Lo Porto, il cooperante americano rapito dal Al – Qaeda e ucciso da un drone americano mi ha scosso. Non e’ la prima vittima italiana, ma la storia di questo ragazzo che, come Vittorio Arrigoni, probabilmente cercava di aiutare gli altri anche per aiutare se stesso, ha scavato un solco dentro di me.
Giovanni veniva da Palermo, quartiere Brancaccio: una zona difficile, come molte del capoluogo siciliano. Sequestrato nel 2012 dai terroristi, di lui si erano perse le tracce un anno dopo. La famiglia continuava a sperare, finche’ nei giorni scorsi una telefonata da Roma ha gettato la madre nella disperazione: signora, suo figlio e’ morto. “Come, quando?” sembra di sentirla. “E’ morto a gennaio nel corso di un bombardamento americano, ma il governo statunitense ce l’ha comunicato solo adesso, al termine di una serie di verifiche”. L’obiettivo erano i terroristi: in quella casa, secondo le informazioni dei servizi segreti, dovevano esserci solo loro. E invece c’erano anche Giuseppe e un anziano, anche lui ostaggio, ma con passaporto a stelle e strisce.
Ciao Runner: la corsa diventa social con l’app italiana
Ne è passato di tempo dai primi anni 2000, quando un allora giovanissimo Mark Zuckerberg cominciò a immaginare Facebook,quello che sarebbe diventato il simbolo dei nostri giorni. Nello stesso periodo, in Italia, un altro Marco, che di cognome fa Frattini, si era laureato da poco in Odontoiatria. Nel tempo libero aveva imparato a fare il fonico. Suonava, anche: insomma, uno che si dava da fare.
Salvare il giornalismo o i giornali?
“Salvare il giornalismo o i giornali?”. La domanda arriva da Mario Tedeschini Lalli e segna la linea di confine tra il passato e un futuro che, ormai, è qui. Un eccellente approfondimento di Magzine affronta il tema del futuro della professione giornalistica nelle parole di sei esperti. Le risposte sono sfaccettate, ma convergono tutte su un punto: tecnologia. Continua a leggere
La tube come stile di vita
Innanzitutto voglio scusarmi per l’assenza prolungata. Mancano anche gli accenti, spariti dalla tastiera da quando il mio Mac italiano ha deciso di piantarmi in asso al secondo giorno nella perfida Albione (tanto per cominciare col piede giusto). L’ho sostituito con 300 pounds investiti in uno scassone con tastiera UK, ma di quello ce ne faremo una ragione.
Si, sono da due mesi a Londra. Quello che volevo, quello che sognavo. Ma quanto … è dura.
London, eventually
Fra sei ore mi sveglio, fra dieci salirò su un aereo per Londra. Il mio sogno da adolescente, realizzato quindici anni dopo. Per necessità, più che per scelta, ma va bene lo stesso.
Parto con un groviglio di sensazioni. L’ultima volta che ho messo piede in Uk (1997) Hong Kong era ancora britannica, i cellulari li avevano solo i manager, le foto si facevano col rullino e Internet era una cosa da scienziati. 17 anni dopo, il mondo è molto diverso.
Di quell’esperienza, ricordo che mi cambiò la vita. E’ un po’ ciò che mi aspetto da questa: crescita, condivisione, slancio personale. E uno sguardo al futuro.
Perdonate la brevitas,, ma non ho davvero voglia, in fondo, di scrivere un post su quello che provo e sulle motivazioni che mi hanno indotto a lasciare l’Italia. Sono le stesse di tanti miei connazionali, non credo ci sia niente di speciale e non ho intenzione di aggiungere una goccia al mare delle lamentele. Preferisco tenere per me anche i sentimenti, gli sguardi e le parole che ho raccolto in questi giorni. Gli abbracci, i silenzi, i piccoli regali.
Dico solo che, nella vita, i capitoli si aprono e si chiudono. E ricominciare, rimettersi in gioco, ha sempre un fascino speciale.
Morte di una conversazione
Segnalo la gallery di un fotografo londinese, @babycakesromero. Il tema e’ fine della conversazione all’epoca degli smartphone. Insostituibili compagni di avventura dell’uomo moderno, multiformi strumenti figli degli anni Dieci, questi aggeggi possiedono un lato oscuro: quello di prosciugare ogni energia per le relazioni interpersonali. Quelle in cui ci si mette la faccia, per intenderci. Inutile fare i moralisti. Ci siamo dentro tutti, a partire da chi scrive.

